L’istruzione secondo Alberto Manzi (1924-1997)
- 28 ott 2016
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“Se dai ad un uomo del pesce, egli si ciberà una volta. Ma se tu gli insegni a pescare, egli si nutrirà tutta la vita.” Kuang-Tsen
In queste brevi frasi è racchiusa tutta l’importanza dell’istruzione: “qualcosa che deve nutrire per tutta la vita”. (…) Che cosa significa “diritto all’istruzione”? Offrire conoscenze che aiutano a migliorare in qualche modo la nostra cultura e, di conseguenza, aiutano a migliorare l’umanità. Istruire per crescere, istruire per rendere, non dico uguali, ma migliori, dove ogni individuo raggiunge più, molto più, dell’indispensabile. (…) Ci si limita a dare informazioni, ad istruire, rimanendo conformisti di fronte ad una cultura precostituita, non rispetta il diritto all’istruzione dell’individuo, dato che il sapere deve attivare l’intelligenza. L’intelligenza si sviluppa pensando. Educare a pensare non significa imporre contenuti; non significa dire “come deve fare”, ma significa porre un individuo in attività. Noi pensiamo tutte le volte che non abbiamo soluzioni pronte per superare una determinata difficoltà o risolvere un determinato problema. Educare a pensare significa rendere un individuo capace di reagire prontamente e obiettivamente di fronte all’imprevisto; abituarlo a saper vedere le cose, a saper ragionare sulle cose stimolandone la capacità di riflessione e di analisi, a saper connettere insieme aspetti di quel che sta osservando o di cui sta parlando, con parti di esperienze passate. (…) ma per educarlo a questo dobbiamo sviluppare il più possibile la sua intelligenza. Non si nasce intelligenti: si diventa intelligenti. E l’intelligenza può essere sviluppata, e tutto confluisce allo sviluppo dell’intelligenza. Pensare non è apprendere delle cose particolari, ma è l’insieme dello sviluppo intellettivo. Educare a pensare significa anche creare una atmosfera intelligente dove crescere, un ambiente dove si realizzano situazioni favorevoli alla crescita intellettiva. Educare a pensare significa anche prevenire la necessità di un recupero. Se educhiamo in questo senso abbiamo veramente rispettato il diritto all’istruzione. (Documento dattiloscritto, cfr. Archivio Centro Alberto Manzi, AMD015).
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Alberto Manzi nasce a Roma nel 1924. Dopo l’esperienza di guerra come sommergibilista, nel 1946 inizia l’attività scolastica presso il Carcere ‘A. Gabelli’ di Roma. Nel 1954 lascia la direzione dell’Istituto di Pedagogia della Facoltà di Magistero di Roma per fare l’insegnante elementare e portare avanti, sul campo, quelle ricerche di psicologia didattica che continuerà almeno fino al 1977, quando abbandona l’insegnamento. Ha curato sussidiari, libri di letture, diari scolastici. Assai intensa l’attività di scrittore, con oltre 30 titoli tra racconti, romanzi, fiabe, traduzioni e testi di divulgazione scientifica tradotti in tutte le lingue (Orzowei, scritto da Manzi, è uno dei libri di letteratura italiana più tradotto nel mondo), che gli sono valsi riconoscimenti e premi internazionali. Dal 1954 al ’77 si è recato in Sud America ogni estate per corsi di scolarizzazione agli indigeni e attività sociali. Non è mai troppo tardi è solo la più nota di una lunga serie, tra il 1951 e il ’96, di trasmissioni e collaborazioni con la televisione e la radio. Nel 1993 ha fatto parte della Commissione per la legge quadro in difesa dei minori. Nel 1994 è stato eletto sindaco di Pitigliano (Grosseto), dove risiedeva. Qui si è spento il 4 dicembre 1997.
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